Tag Archives: Nota del traduttore

Esperienze di traduzione

21 Lug

È parecchio tempo che non scrivo un articolo su questo blog… Diciamo che ho cambiato leggermente direzione, ma comunque senza perdere mai di vista l’orizzonte “linguistico”.

Nonostante sia stata presa dai ritmi incalzanti del lavoro, da impegni e imprevisti familiari, lo ammetto, il mio chiodo fisso è sempre stato quello: riflettere sul linguaggio, ripiegare le frasi, scegliere le parole più adatte per tentare di rassicurare, di entusiasmare i miei ascoltatori, farli sorridere, e in certi casi convincerli a comprare! 🙂

Ma non voglio dilungarmi più di tanto sull’arte della persuasione. Non vorrei andare fuori tema.

Vorrei ricominciare a scrivere su questo blog condividendo alcune delle mie esperienze di traduzione ormai passate, non solo per dimostrare che dietro a questo tipo di lavoro c’è un profondo lavoro di ricerca e di studio, ma per dimostrare che alla base della nostra motivazione c’è un’infinita curiosità per le cose (consentitemelo) e i fatti del mondo.

Per la mia tesi di laurea ho scelto di dedicarmi a uno scrittore della frontiera messicana, perché ero curiosa di sapere come vede il mondo una persona che vive tutti i giorni in quelle zone, a contatto con un mondo di violenza, corruzione, sparizioni e mancate risposte.

Per tradurre un’opera come Tijuana: crimen y olvido è stato necessario, in primo luogo, contestualizzare l’opera per comprendere quali fossero i presupposti e le intenzioni che hanno mosso l’autore a scrivere un testo di questo genere. Una prima fase di documentazione, quindi, è servita per collocare l’autore all’interno del contesto storico, geografico e sociale da cui ha estratto il materiale narrativo per le sue opere. Conoscere il contesto storico letterario e l’opera omnia dell’autore è fondamentale per comprenderne lo stile e per percepire eventuali rimandi intertestuali o extratestuali. È stato necessario, inoltre, consultare mappe e guide turistiche di Tijuana per capire quali fossero le zone e le strade menzionate nel testo per orientarmi nella narrazione e inferire eventuali significati secondari derivanti dal valore connotativo di certe zone. Ad esempio, nella ricostruzione finale dei fatti durante la seduta ipnotica che vede Juan nei panni di Raúl, questo racconta che di notte con Harold Rutheford andava di bar in bar lungo la famosa Avenida Revolución dove venivano accolti come dei re. L’Avenida Revolución è da sempre la via principale della città, dove si concentrano bar e cantine e perciò meta turistica privilegiata dai turisti americani, soprattutto negli anni del proibizionismo. Come nota David Katan le competenze del traduttore vanno oltre la mera conoscenza linguistica:
I traduttori devono essere esperti delle usanze, delle abitudini e tradizioni delle due culture che si trovano a mediare. Dovranno anche conoscere la geografia e la storia sociale e politica contemporanea. Esse costituiscono l’ossatura delle condizioni cognitive di quella data cultura; il che significa anche essere consapevoli della cultura popolare (i suoi eroi, la televisione, i film, le personalità ecc.) (1).
Il legame indissolubile tra lingua e cultura costringe il traduttore a conoscere in profondità non solo i due codici linguistici che è intento a decifrare e riformulare, ma anche quelle conoscenze e abitudini condivise che fanno parte della cultura di un paese o di una certa regione. Il traduttore, perciò non è solo un esperto linguistico, ma piuttosto un mediatore culturale, capace di mettere in contatto due persone o due comunità con aspettative e pregiudizi diversi (2).

1 KATAN, David (1997), L’importanza della cultura nella traduzione, p. 37, in ULRYCH, M. (a cura di), Tradurre. Un approccio multidisciplinare, UTET, Torino.

2 Cfr. MORINI, Massimiliano (2007), La Traduzione. Teorie. Strumenti. Pratiche, Sironi Editore, Milano, p. 94.

2 Novembre

2 Nov

Oggi si commemora il 37° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975), una delle figure intellettuali italiane più importanti del XX secolo; non solo poeta, regista, sceneggiatore, paroliere e scrittore, ma anche traduttore. Tra le opere tradotte si ricorda l’Orestiade di Eschilo (Atene 459/458 a.C.), su richiesta di Vittorio Gassman nel 1960, e Miles gloriosus di Plauto…
Nella Lettera del traduttore che accompagnava il primo manoscritto, emergono le difficoltà incontrate dall’autore e le modalità di approccio adottate:

Ho cominciato a tradurre l’Orestiade su richiesta di Gassman, il che significa del tutto impreparato. È vero che la richiesta di Gassman mi è stata fatta in seguito alla notizia che io stavo traducendo Virgilio – e il giro un po’ si chiude: ma Virgilio non è Eschilo e il latino non è il greco.
Ad ogni modo ho cominciato subito con entusiasmo dalla bibliografia. Ma cosa potevo fare, se avevo davanti a me, per la traduzione, solo pochi mesi, e per di più con sacrileghi abbinamenti a due tre sceneggiature consecutive? Allora non mi è restato che seguire il mio profondo, avido, vorace istinto, contro il quale, come il solito, stavo cominciando pazientemente a combattere – dalla bibliografia… Mi sono gettato sul testo, a divorarmelo come una belva, in pace: un cane sull’osso, uno stupendo osso carico di carne magra, stretto tra le zampe, a proteggerlo, contro un infimo campo visivo.
Con la brutalità dell’istinto, mi sono disposto intorno alla macchina da scrivere […]
Nei casi di sconcordanza, sia nei testi, sia nelle interpretazioni, ho fatto quello che l’istinto mi diceva: sceglievo il testo e l’interpretazione che mi piaceva di più. Peggio di così non potevo comportarmi. 

La sua resa è stata spesso criticata per essere troppo radicale, per il suo approccio antifilologico.
Lui stesso rivela nella stessa lettera che davanti a un testo del genere si sentiva inibito: “una timidezza che si presenta sotto l’aspetto linguistico dell’inibizione da traduzione: e sto ancora limando per eliminare il più possibile questo sapore”.
L’italiano utilizzato da Pasolini era quello delle Ceneri di Gramsci tendente a una prosa che eliminasse i toni sublimi, che tendesse “alla prosa, all’allocuzione bassa, ragionante”.
Per la traduzione di Miles gloriosus di Plauto, si dice addirittura abbia adottato il dialetto romanesco, anche se un po’ più aulico rispetto a quello utilizzato in Ragazzi di vita e Una vita violenta, un romanesco “teatralizzato”…

Per ulteriori approfondimenti vedi anche Pasolini e gli antichi: una nota sulle traduzioni, contributo di Paolo Lago; e il sito a lui dedicato www.pasolini.net

Diario Nordico

La Svezia, i suoi Costumi, le sue Tradizioni

parallel texts: words reflected

Italian to English translations

Online Learning Insights

A place for learning about online education

Oh God, My Wife Is German.

The Misadventures of an American Expat and His Wife in Germany

Habla italiano

¡Es fácil, es divertido, es gratis!

And go for a trip!

Interculturality, how I see it

EcocentricaMente

idee per una vita sostenibile

Nick Bradbury

I develop Android apps. In a previous life I created HomeSite, TopStyle and FeedDemon for Windows.

Longreads

The best longform stories on the web

Modern British Studies Birmingham

Interdisciplinary research and public events on nineteenth and twentieth century Britain at the University of Birmingham